A mezzanotte scoprirai che ore sono

“Devi capire che quello che cerchi non esiste.

Tu non hai bisogno di niente, tu hai già tutto.”

Parole che rimbombano dentro uno spazio confuso, un residuo di vuoto nascosto in qualche angolo dentro di me. Passano minuti, ore, mentre cerco di dare un senso a quelle frasi pur sapendo che il senso è proprio lì davanti ai miei occhi.

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Leggerezze #6

Se sapesse quanto ho scritto di te
Mi farebbe un contratto il mio editore

Bloccato nel mio passato
Inizio a smaltirlo
Solo quando penso di essermene liberato
Impunito
Condiziona tutte le mie giornate
Diserbante della mia mente
Impunito
Si attacca alla vita
Rendendola sterile.


Matteo di notte stringe i denti
Li stringe per tutto l’amore che ha

Matteo di notte stringe i denti
Ha paura dei suoi sogni
Dei segreti che non riescono più a custodire.

Ho sognato che la vita andava avanti
Per tutti, non per me.

Ho sognato un mondo senza elettricità
Solo un ascensore funzionava.
Saliva,
E scendeva.

Dentro ai fili d’erba
Ho intravisto il mio destino
Tornerà a trovarmi
Come quando ero bambino


Una manciata di ore
Forse giorni
Tutti i punti di vista sono cambiati
Ancora una volta
Ci risiamo.
Fottuto dalla leggerezza più dolce che abbia mai incontrato.

“Oggi no.”
Lo leggo inebetito sulla mia tazza piena di bancha.
E allora oggi no.
Oggi voglio rimanere su queste sensazioni,
Oggi voglio cambiare le priorità.
Oggi le voglio qui.


Oggi ci provo.



Ma queste si sa, sono leggerezze.

Una Storia – Quattro Anni

Casa al mare, tramonto. Un birra rimediata nel frigo, una bella canzone, una sigaretta.

Un aquilone vola sul mare davanti a me, danza animato dalle mani felici di qualche bambino, probabilmente un padre lo sta guardando con quegli occhi unici che i padri hanno quando vedono il loro bimbo sorridere.

Guardateli, cercate lo sguardo di un papà che guarda suo figlio mentre corre scomposto le prime volte, mentre sorride, guardate negli occhi quell’esemplare di maschio adulto, vedrete l’amore. Continua a leggere “Una Storia – Quattro Anni”

Una Storia – L’ultima volta del mondo

9 Luglio 2020

Questo periodo c’è chi ha la sciatalgia, chi non dorme e chi ha mal di testa un giorno si e due no, questo periodo qui da qualche anno ormai. E tutto per colpa tua…lo sai? Hai combinato un bel casino lasciandoci qui quella notte.

“Oggi sono 4 anni che ha messo piede a lavoro per l’ultima volta.”

Il fulmine mattutino arriva secco e diretto, nascondo un certo shock, siamo nell’ufficio dove lavoravo in quel tempo e io sono sull’uscio, esattamente dove due settimane dopo quel 9 luglio annunciai la triste notizia. Buffo il caso.

Sapete cosa trovo assurdo?

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Durante la tempesta

Quando la sento arrivare, quando inizia a piovere piano piano e l’aria è carica di tensione come se già sapesse, in quel momento io mi sento triste.

Durante la tempesta c’è qualcosa che turba la mia anima nelle sue viscere più profonde, che io sia al riparo oppure sotto la pioggia non c’è alcuna differenza. Non sono le gocce a scalfirmi.

Che sia una tempesta di neve o una tempesta tropicale, quando inizia a piovere un muro di ghiaccio si interpone fra di noi, lasciando intravedere il labbiale delle nostre parole ma impedendo alle emozioni viaggiare libere nell’aria.

Durante la tempesta siamo in guerra. In guerra non si fanno prigionieri, in questa guerra non ci sono mercenari e la pioggia battente lava via le nostre maschere costringendo ognuno di noi a riflettersi sugli specchi delle pozzanghere prima romperle con i nostri stivali.

E quando è giorno e la tempesta impera, la luce accentua tutto ciò che di più triste e crudele gira intorno a noi e sfreccia in balia del vento, caro amico di sempre.

Quando arriverà il vento… quello vero che spazza via le nuvole, quello che porta con se il profumo di terre lontane dove il sole splende già.

Io sono qui, sotto la pioggia, a scrutare le fronde degli alberi all’orizzonte nella speranza di vederlo – il vento – e iniziare a ridere fino a cadere sopra uno specchio che ormai non mi fa più paura.

Il Viaggio – Gambero

Postazione sempre più inusuale, ispirazione altalenante come questa onda di pensieri che fa avanti e indietro qui dentro.

Il mio viaggio continua, un po’ più silente forse, ma continua verso un traguardo non sempre nitido. Mi chiedo chi sto diventando, mi chiedo spesso se sto camminando in avanti o se sto diventando un gambero, strano essere che passa una vita ad inseguire il suo passato correndo contro il caos imperituro dell’universo. E me lo chiedo insieme a chi mi sta vicino, a chi cerca di darmi la sua parola cautamente, quasi avesse paura di convincermi – ma lo sguardo li tradisce sempre.

Sentirsi giovane ascoltando musica stupida, oppure ascoltare musica stupida per far finta di essere giovane. La musica è lo specchio dei miei stati d’animo.

E ora, stanco e assonnato da questo lunedì che sembra sempre di più un venerdì,

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Leggerezze #5

 

In questo tempo gli ottimisti sono come le mascherine, rari. Io che raro mi ci sono sentito poche volte, sono ottimista. Lo sono perché so che quella è la mia unica possibilità per non cadere nel vuoto pneumatico che piano piano sta conquistando ognuno di noi, tutti partecipanti di un gioco a cui non vogliamo giocare, un gioco degno di un libro di Chuck Palaniuk. Sono ottimista perché credo fermamente che sia un’atteggiamento migliore, anche se la delusione è sempre un po più amara.


In guerra, gli sciacalli e i traditori si fucilavano sul posto. Vi chiedo di non dimenticarli neanche questa volta – ché fucilarli non si può.
Non dimenticate chi vi vendeva le mascherine decuplicando il prezzo e scrollando le spalle davanti al vostro sguardo stupefatto, o chi non vendeva alcol per poi rivenderlo più in là a prezzi maggiori, chi fuggiva da una zona all’altra del paese seguendo un fantomatico spirito di sopravvivenza che chissà di cosa invece si è reso responsabile.  Non dimentichiamo la dirigenza che ha preferito far finta di niente in quei giorni determinanti, mossa dalla più banale fame di soldi e potere. Le azioni di quei giorni probabilmente hanno cambiato la storia d’Italia, in quei giorni avremmo (o avrebbero) potuto evitare di aggiungere una pagina orribile sui libri di storia che leggeranno i figli del futuro.
Non dimentichiamoli, dobbiamo avere ben fisso nella che mente che alla prima occasione ripeteranno nuovamente gli stessi errori.


Stanotte ti ho sognato, mi hai suggerito un’idea folle, dicevi che ti stavi informando e volevi provare a realizzarla in quel modo che avevi tu quando iniziavi a sviluppare un nuovo progetto, dicevi che se avresti avuto il tempo avresti provato a farcela. E io nella discussione cercavo di convincerti a rimanere, a non andartene, dicevo che ti avrei costruito una minimoto per sfrecciare tra gli operai , controllarmi e dirmi quello che dovevo fare, passo dopo passo. Insomma, in maniera ruffiana e sognante stavo chiedendo il tuo aiuto che, in questo periodo, mi farebbe tanto comodo.


Struscio la mia pelle appena rasata sulla tua sempre perfetta, un desiderio immenso di restare lì in quella posizione per ore rapisce il mio cuore distratto. Era solo una semplice guancia che accarezzava uno zigomo, eppure il mondo per un attimo è stato molto più bello.


Ma queste cose si sa, sono leggerezze.

 

 

33 – Cercasi Carica Diffusa

Eccomi qui, non avrei mai voluto scrivere un post su questo periodo storico che mi rifiuto di nominare. Non avrei mai voluto solo per la mia infantile voglia di essere alternativo, di distinguermi. Ma questa volta, a modo mio, voglio imprimere le mie sensazioni su questa odiosa fantacarta bianchissima.

Luogo insolito questo, sono nel tuo ufficio. Mi sono posizionato una piccola scrivania quasi difronte alla tua e da qui vedo tutto, anche il tuo gilet – che nel frattempo è rimasto lì dove lo lasciammo tempo fa. Vedo tutto da un’angolazione diversa, prima qui non ci si poteva sedere, sarebbe stato bello vederti lavorare un po’ da questa angolazione.

Dicevo, mi rifiuto di nominare questo periodo, di scrivere il nome imperiale che qualcuno ha deciso di dargli. Sì, perché tendenzialmente sono un ansioso e noi ansiosi in periodi come questo stiamo un po così, un po’ peggio di altre categorie diciamo.

Ricordo i giorni in cui è iniziato tutto, a cominciare dal primo, il mio compleanno. Continua a leggere “33 – Cercasi Carica Diffusa”

Riassunti ancestrali

Oggi sono andato a trovare una signora che da piccolo chiamavo tata. Non è mai stata una mia tata, non so da dove nacque quel nomignolo però nelle sporadiche volte in cui l’ho incontrata gli anni successivi ho continuato a chiamarla così.

Oggi sono andato a trovarla ma non so se lei mi abbia visto o sentito, purtroppo lei è ancora qui solo perchè un muscolo le batte sotto il petto Continua a leggere “Riassunti ancestrali”