Uno sguardo nell’oasi dei sensi.

Io non mi sono innamorata di te, perché per innamorarmi avrei avuto bisogno di te. Io ti amo, perché per quello servo solo io, è una cosa mia.

Iniziò così quella strana, dolce fine. Ti dissi che non poteva funzionare e tu di risposta mi dicesti quelle parole inaspettate che mi uccisero dentro, una saetta dritta al petto. E allora capii quanto di bello c’era in te e al tempo stesso quanto distanza ci fosse tra noi, uno spazio incolmabile che ci aveva portato lì dopo un anno e poco più.

E’ stata l’unica fine che non avrei potuto immaginare. Ci abbiamo riso su, abbiamo bevuto forse troppo per arrabbiarci e piangere. Tutto questo tempo trascorso più o meno da soli, tra una quarantena e l’altra, tra Netflix e la cucina, tra il letto e il caffè da asporto, tutto questo tempo ci ha lasciato un’illusione di successo, ci ha lasciato per troppo tempo la speranza che se ce l’avessimo fatta saremmo stati la coppia perfetta, la coppia che aveva iniziato in salita per poi correre scanzonata tutta una vita in discesa fortificata dai tempi bui del Covid.

E invece non è andata così, la storia non si lascia mai fregare dalle nostre ipotesi e non accetta scommesse, la storia fa il bello e il cattivo tempo con le sue mille variabili, la storia conosce sempre un dettaglio in più dei suoi attori. E così ci siamo fatti fregare, la pandemia ha corroso lentamente le speranze lasciando spazio ad un silenzio sentimentale degno del più scuro degli abissi. Questo ragazzo qui ci ha creduto tanto in noi, era partito carico come non mai verso una meta lontana ma ben visibile. Questo ragazzo qui aveva una gran voglia di vivere con te. Eppure un giorno, sempre questo ragazzo qui, si è accorto che i sogni di ieri erano un po’ meno forti e che quell’unione non riusciva a mantenere quei sogni in alto, dove tutti i sogni dovrebbero stare.

E mentre ridevamo e scherzavamo, una tristezza infinita inquinava ogni nostra risata. Sono sicuro che la sentivi anche tu, forse più di me, perchè anche tu ci credevi in noi, lo so. Ricordo i momenti di silenzio in cui ci guardavamo, bambini.

Poi ridendo mi hai detto “teoricamente io e te potevamo essere perfetti” con quel tuo fare ingenuo, e io mi sono sentito triste e inerme, triste e inerme.

“Dai non andare!”

“Ma sono le 21.50 c’è il coprifuoco!”

“Chissenefrega, dai stiamo un po’ insieme, chissà quando ci rivedremo.”

“Non rompere le palle, aspettiamo le 5 di mattina insieme”

E così mi feci convincere a rimanere nella dolcezza di quell’epilogo , lontano dai pianti e dalle imprecazioni che avevamo vissuto nelle nostre esperienze passate, lontano dal mondo che conoscevo, in quell’oasi dove vivevano le persone come te, lontano dalla pesantezza degli esseri umani.

Non sono in grado di descriverlo, dopo un anno o poco più, in una sola serata, capii tutti i motivi che mi avevano portato a credere così tanto in noi e quelli che mi avevano portato a smettere di crederci. Fu come se una sola spiegazione avesse risposto a due domande opposte.

“Ma tu non hai voglia di baciarmi?”

Quella sera, solo quella sera, ci siamo amati tanto.

Una Manciata di Gloria

Tra le bozze annoiate e un poco stufe della loro incompletezza, valeva la pena elevare ciò che segue ad un mediocre manifesto dall’aria sconclusionata.

2 gennaio 2021

Iniziamo un’altra volta, per qualche giorno sogniamo quell’anno strepitoso che ci aspetta. Razionalmente parlando quel giorno non cambia niente, lo sappiamo tutti e allo stesso modo non ci pensiamo mai, anno dopo anno, neanche io ci penso mai per quella manciata di giorni a seguire. Il motivo è semplice, noi abbiamo bisogno di quel giorno, come del caffè la mattina.

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Trascorsi futuri

Perdersi nell’immensità di un’esistenza stupenda, passata, sicura.

Sorridere pensando ai miei occhi che guardano mille volte o forse più il mare.

L’aria umida di salsedine che ti attraversa la mente, sfiorando la serotonina che piano piano inizia la sua danza.

L’eccitazione di un futuro non scritto ma certamente vivo che sta lì ad aspettare la morte delle mie abitudini, possa dover aspettare anche tutta una vita.

La fretta di chiudere questo pezzo prima che l’entusiasmo per il futuro muoia dentro queste righe che sono già passate.

“Ma questa nostalgia non muore mai

Ha la pazienza dell’onda del mare.”

A mezzanotte scoprirai che ore sono

“Devi capire che quello che cerchi non esiste.

Tu non hai bisogno di niente, tu hai già tutto.”

Parole che rimbombano dentro uno spazio confuso, un residuo di vuoto nascosto in qualche angolo dentro di me. Passano minuti, ore, mentre cerco di dare un senso a quelle frasi pur sapendo che il senso è proprio lì davanti ai miei occhi.

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Leggerezze #6

Se sapesse quanto ho scritto di te
Mi farebbe un contratto il mio editore

Bloccato nel mio passato
Inizio a smaltirlo
Solo quando penso di essermene liberato
Impunito
Condiziona tutte le mie giornate
Diserbante della mia mente
Impunito
Si attacca alla vita
Rendendola sterile.


Matteo di notte stringe i denti
Li stringe per tutto l’amore che ha

Matteo di notte stringe i denti
Ha paura dei suoi sogni
Dei segreti che non riescono più a custodire.

Ho sognato che la vita andava avanti
Per tutti, non per me.

Ho sognato un mondo senza elettricità
Solo un ascensore funzionava.
Saliva,
E scendeva.

Dentro ai fili d’erba
Ho intravisto il mio destino
Tornerà a trovarmi
Come quando ero bambino


Una manciata di ore
Forse giorni
Tutti i punti di vista sono cambiati
Ancora una volta
Ci risiamo.
Fottuto dalla leggerezza più dolce che abbia mai incontrato.

“Oggi no.”
Lo leggo inebetito sulla mia tazza piena di bancha.
E allora oggi no.
Oggi voglio rimanere su queste sensazioni,
Oggi voglio cambiare le priorità.
Oggi le voglio qui.


Oggi ci provo.



Ma queste si sa, sono leggerezze.

Una Storia – Quattro Anni

Casa al mare, tramonto. Un birra rimediata nel frigo, una bella canzone, una sigaretta.

Un aquilone vola sul mare davanti a me, danza animato dalle mani felici di qualche bambino, probabilmente un padre lo sta guardando con quegli occhi unici che i padri hanno quando vedono il loro bimbo sorridere.

Guardateli, cercate lo sguardo di un papà che guarda suo figlio mentre corre scomposto le prime volte, mentre sorride, guardate negli occhi quell’esemplare di maschio adulto, vedrete l’amore. Continua a leggere “Una Storia – Quattro Anni”

Una Storia – L’ultima volta del mondo

9 Luglio 2020

Questo periodo c’è chi ha la sciatalgia, chi non dorme e chi ha mal di testa un giorno si e due no, questo periodo qui da qualche anno ormai. E tutto per colpa tua…lo sai? Hai combinato un bel casino lasciandoci qui quella notte.

“Oggi sono 4 anni che ha messo piede a lavoro per l’ultima volta.”

Il fulmine mattutino arriva secco e diretto, nascondo un certo shock, siamo nell’ufficio dove lavoravo in quel tempo e io sono sull’uscio, esattamente dove due settimane dopo quel 9 luglio annunciai la triste notizia. Buffo il caso.

Sapete cosa trovo assurdo?

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Durante la tempesta

Quando la sento arrivare, quando inizia a piovere piano piano e l’aria è carica di tensione come se già sapesse, in quel momento io mi sento triste.

Durante la tempesta c’è qualcosa che turba la mia anima nelle sue viscere più profonde, che io sia al riparo oppure sotto la pioggia non c’è alcuna differenza. Non sono le gocce a scalfirmi.

Che sia una tempesta di neve o una tempesta tropicale, quando inizia a piovere un muro di ghiaccio si interpone fra di noi, lasciando intravedere il labbiale delle nostre parole ma impedendo alle emozioni viaggiare libere nell’aria.

Durante la tempesta siamo in guerra. In guerra non si fanno prigionieri, in questa guerra non ci sono mercenari e la pioggia battente lava via le nostre maschere costringendo ognuno di noi a riflettersi sugli specchi delle pozzanghere prima romperle con i nostri stivali.

E quando è giorno e la tempesta impera, la luce accentua tutto ciò che di più triste e crudele gira intorno a noi e sfreccia in balia del vento, caro amico di sempre.

Quando arriverà il vento… quello vero che spazza via le nuvole, quello che porta con se il profumo di terre lontane dove il sole splende già.

Io sono qui, sotto la pioggia, a scrutare le fronde degli alberi all’orizzonte nella speranza di vederlo – il vento – e iniziare a ridere fino a cadere sopra uno specchio che ormai non mi fa più paura.

Il Viaggio – Gambero

Postazione sempre più inusuale, ispirazione altalenante come questa onda di pensieri che fa avanti e indietro qui dentro.

Il mio viaggio continua, un po’ più silente forse, ma continua verso un traguardo non sempre nitido. Mi chiedo chi sto diventando, mi chiedo spesso se sto camminando in avanti o se sto diventando un gambero, strano essere che passa una vita ad inseguire il suo passato correndo contro il caos imperituro dell’universo. E me lo chiedo insieme a chi mi sta vicino, a chi cerca di darmi la sua parola cautamente, quasi avesse paura di convincermi – ma lo sguardo li tradisce sempre.

Sentirsi giovane ascoltando musica stupida, oppure ascoltare musica stupida per far finta di essere giovane. La musica è lo specchio dei miei stati d’animo.

E ora, stanco e assonnato da questo lunedì che sembra sempre di più un venerdì,

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