Un Saluto

Ciao.

Ciao Amico mio, mi mancherai.

Un mio amico è andato via, è partito per un posto molto lontano. Non ha detto dove, solo molto molto lontano. Non tornerà più, lui lo sapeva. Continue reading “Un Saluto”

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Tormento

Stasera c’era un barbone sotto la mia nuova casa, un barbone che conosco bene. Lo vedo spesso dormire negli atrii dei negozi della mia via. Oggi era seduto su una panchina – sbragato più che seduto direi – rilassato si godeva una sigaretta prima di dormire. Mentre passavo ci siamo guardati, non so se lui mi conosce e non so cosa avrà pensato di me, un ragazzo con la faccia da bravo ragazzo che cammina con passo deciso di domenica sera ed entra in un bel portone della via. Io però di lui una cosa l’ho pensata, ho ricordato Continue reading “Tormento”

Una Storia – Anche Fossero Mille Candeline

Ho brindato a Te, con cosa? Campari ovviamente, ghiaccio e acqua frizzante, come piaceva a te e come fa impazzire a me. Non credo mi stuferà mai, forse anche un po’ per colpa tua.

E ti dirò di più, ci ho messo anche Frank Sinatra che mi ricordava bene come Tu hai fatto sempre tutto, tutto a modo tuo e da signore. Volume alto, altissimo.

Tanti hanno la presunzione di aver fatto tutto a modo loro, o di aver fatto sempre come gli pareva, ma non è la stessa cosa, non in questo caso. E sì, sono di parte, ma la sostanza credetemi non cambia.

E’la seconda volta che brindo a Te senza di Te, e chissà quante volte ancora lo farò, spero davvero tante. Spero per sempre.

Sei stato l’addio più speciale di tutti. Inaspettato, improvviso, potente. Ho passato forse dieci anni a pensare come sarebbe stata la vita senza di Te, come sarebbe stato andare avanti. E poi un giorno smetti di chiedertelo, smetti di soffrirci e decidi di goderti tutto finche sei in tempo, decidi di sfruttare ogni attimo, ogni carismatico frammento esca dalle tue labbra o dai tuoi gesti.

Sei stato l’addio più speciale di tutti. Un giorno mi sono ritrovato ad aspettare seduto per terra in uno squallido corridoio attaccato ad una speranza… Che bella che era, vera come il sole che ti scalda la pelle in estate, forte come un pugno nello stomaco. Era amore, amore puro. E no, non sono in grado di raccontarlo.

E poi l’inaspettato, noi che siamo rimasti abbiamo scoperto quante energie segrete avevamo, quante energie ci avevi lasciato. Non erano lì per caso, non si erano create dal nulla, erano il frutto del tuo lavoro e dei tuoi sforzi nel farci capire le cose. Era come se il giorno dopo ci avessero convocato per un esame delle energie e noi, preparatissimi, avessimo sbalordito tutta la commissione senza esitare un attimo. Il giorno dopo e nei mesi a venire.

Tanti post ho scritto, tante volte ho parlato di una storia, questa storia. Lo so, la tristezza è la prima cosa che li racchiude. Ma ognuno di questi post è come un bicchiere pieno di acqua e olio, dove piano piano l’olio si posiziona tutto sopra l’acqua. Bene, l’olio è la tristezza, e sotto c’è tutto il resto… ci sono l’energia e i sorrisi che si stampano su di noi tutte le volte che parliamo di te. E’ impossibile ricordarti senza sorridere. Anche questo non potrò mai spiegarlo, a volte non lo capisco neanche io. Eppure è così, io sorrido.

“Per quello che è un uomo,

Per quello che ha ottenuto

Se non se stesso, allora nulla

Per dire le cose che sente veramente

E non le parole di chi si inginocchia

La storia mostra che le ho prese

E l’ho fatto alla mia maniera

Sì, era la mia maniera.”

Sarebbe stato bello festeggiare veramente oggi, sarebbe stato bello vedere quegli occhi blu spegnere tutte quelle cazzo di candeline una dopo l’altra. Prendendoci in giro ci avresti ricordato che potevano essere anche 1000 le candeline, ma tu eri sempre il migliore. E noi, davanti a quegli occhi blu felici come solo chi li ha visti può capire,  avremmo riso di quella battuta, avremmo riso a gran voce e poi… Poi avremmo pensato che in realtà era proprio così, era proprio vero, tu eri sempre il migliore.

Auguri.

Leggerezze #2

Se ti dicessero che dovranno passare altri 40 anni prima di scoprire la cura che guarirà tuo figlio, come reagiresti? Io credo meglio, credo mi metterei l’anima in pace. E se invece dopo 40 anni ti dicessero che hanno scoperto la cura per il male di tuo figlio, come reagiresti? Sono le mie domande di oggi, palesemente senza risposta.


Oggi ho sentito una tua citazione da mio fratello:

[…]Quello scruta tutto e tutti, non gli sfugge niente, e se fai qualcosa o ridi mentre lui parla si blocca e ti interroga sempre… Una volta però Lui lo bruciò con una delle sue risposte.
Una volta a Lui venne da ridere o da sorridere mentre Quello argomentava chissà quale argomento di lavoro, allora Quello non si smentì e lo interrogò subito: Perchè ride?
E Lui rispose: Perchè sì, perchè cazzo la vita è bella e voglio ridere!
E allora Quello non glie lo chiese più.


Mi chiedo se ho lasciato un po’ della mia sana malinconia appiccicata alla vostra pelle, a quella delle persone che mi sono state vicino, a quelle poche che mi hanno amato o che mi amano. Mi piacerebbe sapere che sì, qualcosina è rimasto, insieme a tanti altri piccoli post-it pieni di appunti su di me, tutti appiccicati qua e là sulla vostra amata pelle. Sarebbe importante.

 

Ma queste cose si sa, sono leggerezze.

Leggerezze #1

 

“Andando sempre più dentro, nell’infinitesimamente piccolo, ad un certo punto dobbiamo fermarci, non si può andare oltre.”

Per una persona di scienza questa affermazione ha un fascino indescrivibile, primo di tutti la certezza di un limite non oltrepassabile.

Mi dice che le piante parlano, ascoltano, reagiscono. Io ci credo. Non spenderei mai un minuto del mio tempo a studiare la loro lingua, ma ci credo. Questo non l’ho detto ovviamente, ma dai toni si intuisce che è come se l’avessi fatto. Però ci credo, davvero.

Non ero partito per scrivere di scienza, ero partito per altro che ora, ovviamente, si è nascosto dietro argomenti ben più comodi da snocciolare.

“Non odiarmi, se fisso l’arancione dei tuoi occhi.”

Una frase strimpellata in una canzonetta quanto mai grossolana, però mi ha colpito dal primo momento, l’ho sentita mia. E allora l’ho legata ad un paio di occhi – così – un po’ per passione un po’ per non lasciarla sola.

Oggi ho riportato a casa le tue cose. Ce le ho davanti, guardo la scatola di cartone strapiena come fosse trasparente, ne conosco il contenuto a memoria. Annuso un paio di occhiali da sole, non hanno più odore, nulla ne ha più. La scatola strapiena trasparente è vuota, tutto è trasparente, tu non ci sei più.

Vi manca mai qualcuno che non dovrebbe mancarvi? A me sì. Spero manchi anche a voi, in fondo è affascinante la mancanza di qualcuno che tutto dovrebbe fuorché mancarci. Più che la mancanza di qualcuno è la mancanza di qualcosa di qualcuno, la mancanza di una speranza che fu o di un malinconico repertorio di profumi ed essenze sfuggite al tempo.

Ma queste cose si sa, sono leggerezze.

Il Viaggio – Umidità e Famiglia

Ma il viaggio non era finito lì, in quella terrazza sul mondo. Ho passato il giorno dopo nelle mie terre di origini, il Veneto. Quella assurda terra umida che dicono sia il motore d’Italia, quella terra che io ho sempre visto come un’immensa distesa di pannocchie e vigne. Pannocchie e vigne a perdita d’occhio. Quando ero piccolo e tu ci portavi su dai tuoi mille fratelli e sorelle per me era la noia mortale, erano giorni a perdere tempo fra i campi, l’umidità e il freddo invadente di quelle stanze della casa di tua sorella, nostra zia, che per non ammalarsi viveva senza accendere i riscaldamenti. I parenti non sono mai stati la mia fissa. Forse li ho sempre schifati proprio perché erano la tua di fissa, e allora io per il gusto di andarti contro mi sono realmente convinto che non mi piacessero. Dicevo sempre “I parenti ti capitano per caso, non li puoi scegliere” e allora tu mi dicevi “La famiglia è il tuo sangue, bene o male che ti vada è una certezza” ma io non ne ho mai voluto sapere. E così è andata avanti per una vita, 25 anni e forse più. Continue reading “Il Viaggio – Umidità e Famiglia”